domenica 1 febbraio 2015

A Bologna non si capisce un F.I.CO. secco...

Presso il CAAB – Centro Agro Alimentare di Bologna sono in partenza i grandi lavori che condurranno alla realizzazione di F.I.CO., ovvero la Fabbrica Italiana Contadina: per usare le parole dei responsabili del progetto, “il più grande centro al mondo per la celebrazione della bellezza dell’agro-alimentare italiano”. Un investimento da più parti definito epocale per la città di Bologna. Il progetto, per quanto affascinante sulla carta, pare quantomeno ambizioso, molto ambizioso, sul piano della sua capacità di attrazione turistica. Al limite dell’irrealtà, a giudicare almeno dalle cifre disponibili. Stando a quanto dichiarato ufficialmente, infatti, i visitatori annui stimati per F.I.CO. sarebbero 6 milioni. Una cifra che in Italia non raggiunge nemmeno il Colosseo di Roma, e che nel resto del mondo registrano, ad esempio, la Tour Eiffel di Parigi e il Metropolitan di New York. Siti famosi, cioè, di grandissime metropoli globali… Mentre in questo caso stiamo parlando di un luogo ancora sconosciuto di una media città italiana.
F.I.CO. inoltre si configura come un corpo fisicamente staccato dalla città, non inserito né contiguo al centro cittadino, e non ancora collegato; e non si sa quando e come lo sarà. Venendo ad aspetti più futili come il suono e il significato del suo nome (futili per modo di dire, perché chi decide la visita a centinaia o a migliaia di chilometri di distanza spesso si basa sul puro nome, o poco più: nomina nuda tenemus, diceva uno che se ne intende), non sembra che ci sia stato uno sforzo particolare in merito: magari gli stranieri saranno colpiti dalla brevità e dalla facilità dell’acronimo, ma gli italiani si porranno verosimilmente molte domande…
Più che il F.I.CO., a noi il progetto in divenire evoca l’immagine dell’iceberg. L’iceberg è una grande massa di ghiaccio galleggiante, alla deriva nel mare; la sua caratteristica è quella di rimanere, per circa il 90% del suo volume, sotto la superficie marina.
Ecco, a nostro avviso il progetto F.I.CO. ha svelato alla stampa la sua parte emersa. Ma il suo corpaccione sommerso ancora non lo conosciamo, anche perché poco o nulla sappiamo della sua genesi, al di là dei bla-bla di circostanza. Solo il tempo, notoriamente galantuomo, potrà fare maggiore chiarezza.
Per il momento, non abbiamo problemi a dichiarare che del progetto non abbiamo praticamente capito un F.I.CO. secco. Piero Valdiserra