mercoledì 9 settembre 2015

Grappa Day 2015 sabato 12 settembre a Torrita di Siena


Innovazione, rispetto per l’ambiente, naturalità, competitività e un comportamento etico: questi saranno i principi che guideranno le relazioni dei professori Vittorino Novello, Carlo Viviani e Riccardo Cotarella in occasione della prossima edizione del Grappa Day che si terrà sabato 12 settembre al teatro Bruno Vitolo a Montefollonico-Torrita di Siena.
Partendo dalle lavorazioni dei sottoprodotti della vinificazione -e quindi dei processi di distillazione- si considererà il valore e l’importanza della bio-economia con uno sguardo aperto a tutto il mondo della viticoltura.
“In Italia, ma direi in tutto il mondo, negli ultimi decenni si è assistito ad una crescente conoscenza del “prodotto vino”: in tutti i suoi aspetti, dalla viticoltura all’enologia, dagli aspetti sensoriali a quelli di costume” afferma Mariacarla Bonollo, responsabile relazioni esterne di Distillerie Bonollo SpA. Questa conoscenza non è ancora così diffusa invece per quanto riguarda la distillazione. La distillazione ha un ruolo fondamentale sia per il settore viti-vinicolo sia per l’agricoltura così come per  molti altri settori produttivi.
Oggi si parla molto di bio-economia. In Italia la bio-economia vale, secondo i dati di una ricerca della Banca Intesa-Sanpaolo-, oltre il 7% del PIL (circa 240 miliardi di Euro) e occupa un milione e mezzo di persone; l’Italia è al terzo posto in Europa (dopo Germania e Francia) ed è assodato che garantirà nei prossimi anni crescita e occupazione. Quello che non è oggi sufficientemente noto è che le distillerie sono precursori della bio-economia perché da sempre hanno creato valore dai sottoprodotti: nel passato perché la scarsità di risorse imponeva uno sfruttamento maggiore di tutto quello che la natura metteva a disposizione e oggi perché le energie rinnovabili diventano indispensabili per la salvaguardia del nostro pianeta.”
Secondo dati elaborati e diffusi di Assodistil nel maggio scorso, la valorizzazione dei co-prodotti e dei sottoprodotti della vinificazione ad opera delle distillerie nella sola  Italia riduce le emissioni di CO2 di circa 500.000 tonnellate all’anno.
Bisogna in aggiunta considerare che questi prodotti, se non adeguatamente raccolti e lavorati, andrebbero incontro a processi decomposizione e fermentazione che porterebbero alla formazione di –circa- 250.000 tonnellate di COD (domanda chimica di ossigeno).
E’ quindi evidente che il settore delle distillerie è, per sua natura, sostenibile.
L’esempio più eclatante è dato dalla produzione di alcol per la  carburazione. Uno fra i primi prodotti ottenuti dai processi di distillazione di vinacce e fecce è l’alcool per uso industriale da cui deriva il bioetanolo, carburante di seconda generazione, di origine agricola.
Il suo uso è particolarmente sostenibile perché, oltre ad essere un sostituto  dei carburanti di origine fossile con i relativi vantaggi ai fini dell’emissioni di CO2, deriva da produzioni agricole non dedicate e quindi i relativi terreni non sono in competizione fra il food non food. Inoltre proviene da materie prime non edibili, per di più generate da coltivazioni pluriennali e tutto ciò consente un’ottimizzazione dei processi di raccolta  e di lavorazione. 
Un altro prodotto  ricavato dai processi di distillazione e fondamentale per molti settori industriali è l’acido tartarico: il 60% dell’acido tartarico naturale mondiale viene prodotto in Italia. Questo elemento è utilizzato in grandi quantità dall’industria farmaceutica (è l’ingrediente che garantisce l’effervescenza nei farmaci), dall’industria alimentare (per una migliore stabilità dei prodotti lievitati,  nei succhi di frutta, nelle conserve per evitare la formazione delle muffe, e anche nella preparazione dei vini), ma anche nella cosmetica (ha un potente effetto anti-aging e di schiarente per la pelle) fino all’industria del gesso e delle costruzioni (rallenta i processi di solidificazione). Trattandosi di un prodotto di origine naturale, l’acido tartarico naturale mantiene intatte le sue proprietà organiche, diventando quindi un elemento insostituibile soprattutto nell’industria alimentare e farmaceutica.
In questa carrellata di prodotti naturali e sostenibili non possono mancare le borlande, uno dei residui della distillazione e ottimo fertilizzante, particolarmente ricco di azoto organico tanto da essere utilizzato nell’agricoltura biologica perché in grado di attivare la flora microbica dei terreni. Le borlande fluide inoltre aumentano in modo naturale la resa nelle coltivazioni di mais e, riuscendo a mantenere un alto tasso di umidità nel terreno, consentono anche significativi risparmi a livello di irrigazione.   
Ma la nuova frontiera delle imprese di distillazione è legata all’energia. Da sempre grandi produttori di energia termica oggi le distillerie più avanzate si autoalimentano e riescono a gestire il surplus trasformandolo in energia elettrica e immettendolo in rete. Un processo “glocal” che vede la raccolta e lavorazione delle risorse nei propri territori per poi mettere a disposizione di una comunità più ampia i benefici dei processi di lavorazione.
Tutto questo, ancora una volta, secondo i principi della bio-economia che vede, nel processo “circolare” delle risorse la soluzione per una migliore qualità dei terreni e della vita in generale. Quello che spesso non si sa, e che la prossima edizione del Grappa Day invece racconterà nel dettaglio, è che le imprese di distillazione sono state precursori in questo senso: ultimo anello della filiera viti-vinicola da sempre valorizzano risorse che diventano fondamentali per molti altri settori merceologici, con una visione allargata a un nuovo modo di fare agricoltura e al benessere del nostro pianeta. C. S.