sabato 15 aprile 2017

ALCHEMAYA di Max Gazzè nel servizio fotografico di Joanna Marioni




L’Opera di Firenze presenta Alchemaya, l’ultimo ambizioso ed originale progetto di Max Gazzè.


Un’opera "sintonica" come ama definirla il cantautore, perfetta sintesi d’autore tra i suoni di un’orchestra sinfonica e quelli dei sintetizzatori.



Sul palco si incontrano la voce di Max, la calda e suadente voce narrante di Richy Tognazzi e i raffinati suoni della Bohemian Symphony Orchestra di Praga, un ensemble di 50 elementi, magistralmente diretta dal Maestro Clemente Ferrari.


Un’opera pregna di eleganza e pathos, per certi versi esoterica e introspettiva, frutto della personale ricerca musicale, culturale e spirituale dell’artista durata oltre 20 anni: storia, filosofia, fisica quantistica confluiscono armonicamente, senza pesantezza alcuna, nel delineare la fine tessitura dell’innovativo progetto.


Lo spettacolo è diviso in due parti, nel primo atto Max propone nuovi brani scritti in collaborazione con il fratello Francesco, ciascuno preceduto da una lettura di Ricky Tognazzi che introduce e spiega il contenuto dei testi: il tutto parte da Progenie, la creazione dell’uomo e si conclude con il “Progetto dell’anima”.


Il secondo atto è strutturato come un mini concerto in cui l’artista, in versione insolita senza il suo inseparabile basso, presenta alcuni brani inediti nati dall’empatia artistica con il fratello durante la lavorazione di Alchemaya e alcuni tra i suoi più grandi successi, sempre in versione “sintonica “.
E a questo punto il teatro si accende e inizia un grande coro...


Con questo progetto sperimentale, si eleva a rango di artista completo, un moderno cantastorie, un po' poeta, un pò menestrello, altamente originale e con uno spiccato gusto melodico e artistico.
Riesce a passare con estrema disinvoltura da canzoni ironiche e spensierate, quasi surreali a intense ballate ricche di poesia, delicatezza e introspezione.
Impeccabile, come sempre, Roberto Procaccini ai sintetizzatori.
Tra l’illustre pubblico era presente la collega Irene Grandi.


Testo e foto di Joanna Marioni